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Teatro Van Westerhout

FONDAZIONE

Costruito nel 1888, il Teatro Comunale di Mola di Bari venne intitolato al suo più celebre concittadino, il compositore Niccolò Van Westerhout (di lontane ed evidenti origini fiamminghe) nel 1892. Il teatro venne inaugurato nella primavera del 1896 con la compagnia di operetta di Gennaro Gonzales. Poi, il 18 aprile di quello stesso anno, venne portata in scena, sul piccolo palco del teatro, 'Doña Flor', opera in un solo atto dello stesso Van Westerhout, con dedica a 'Mola mia città nativa'.

Il progetto originario, redatto dall'ing. Vittorio Chiaia per volere dell'Amministrazione Comunale guidata, nel 1887 dal pro-sindaco Ernesto Noya, si componeva di ' un vestibolo, due scalinate di accesso ai palchi di prima fila, due locali per amministrazione, spaccio di biglietti e guardaroba, uno scantinato sottostante al palcoscenico per deposito attrezzi, scenari, ecc., un palcoscenico con camerini per gli artisti, una sala di platea contenente n°102 posti numerati, una cassa armonica per orchestra, due palchi di proscenio per l'Amministrazione e la Commissione teatrale, n°8 palchi di prima fila, un anfiteatro di prospetto di prima fila contenente n°67 posti; il tutto disimpegnato e messo in comunicazione con corridoi, porte e scalinate, nonché con pronto e facile egresso degli spettatori per tre porte e degli artisti per altre tre porte '.

In poco meno di un anno furono completate le opere murarie, eseguite dal molese Sante Campanile; per le opere in legno si fece ricorso all'impresa Giuseppe Piscitelli, un palermitano residente a Molfetta. Le scene e le quinte furono dipinte dal barese Domenico Battista il quale si occupò anche del telone-sipario che riproduce la 'Danza degli amorini' di Francesco Albani. La volta della sala fu dipinta con scene allegoriche. I lavori di decorazione furono completati nel 1889 dal beneventano Ernesto Giaquinto, operante in quegli anni a Bari. Capitelli, mensole e scanalature furono decorate in oro matto e in oro zecchino.

AMPLIAMENTO E RISTRUTTURAZIONE

Solo successivamente, nel 1907-8, fu costruito il secondo ordine di palchi per far fronte alle richieste della popolazione. Si colse quindi l'occasione per effettuare, oltre all'ampliamento, lavori di restauro: il progetto fu affidato all'ing. Pietro Clemente. I lavori in legno furono eseguiti da Francesco Casucci di Mola, il rifacimento della volta fu affidato a Menotti Greco e al pittore barese Nicola Colonna che vi raffigurò Apollo e le nove Muse.

Nel 1929 fu fatta la cabina di proiezione e il teatro fu adibito a cinema e varietà e da quel momento cominciò la sua lenta decadenza: alla fine della seconda guerra mondiale era ormai ridotto in pessime condizioni tanto da farne considerare l'abbattimento. Ma si impose la volontà popolare di conservazione e restauro e così, nel 1972, il teatro fu restaurato e riportato al suo antico splendore con l'unica variante dell'eliminazione del corridoio centrale fra le poltrone di platea.

In questa occasione la volta del teatro fu restaurata dallo Stramaglia mettendo così in risalto il suggestivo effetto di sfondamento prospettico dell'affresco. In questa nuova veste fu inaugurato il 6 dicembre dello stesso anno con un concerto dell'orchestra sinfonica della Provincia diretta dall'illustre maestro Nino Rota. Il 24 maggio 1973 si inaugurò la stagione di prosa con Eduardo De Filippo che diresse giovani artisti molesi nella sua opera 'L'arte della commedia'.

Negli anni '90 il teatro Van Westerhout fu nuovamente chiuso, questa volta per lavori di adeguamento alle normative di sicurezza. I lavori affidati all'ing. Vincenzo Palazzo con la collaborazione del decoratore Giovanni Carlucci, conclusi nel 2000, hanno riconsegnato alla cittadinanza un piccolo gioiello.

I PARTICOLARI DEL TEATRO

La facciata, in stile neoclassico, è scandita in basso dai tre portali d'accesso a tutto sesto, inquadrati da cornici squadrate e modanate. Lo stesso motivo ad arco incorniciato è ripreso dalle due finestre poste a destra e a sinistra. Orizzontalmente fa da marcapiano una lastra marmorea sulla quale è scolpito il nome del teatro, lateralmente due medaglioni con maschere completano il fregio. Nella parte superiore, in corrispondenza dei portali, tre oculi archivoltati e retti da doccioni modanati arricchiscono la facciata e danno luce al foyer del secondo ordine.

L'interno si presenta ai visitatori come un piccolo salotto, impreziosito da stucchi specchi e ori; nel foyer si affacciano le due scale di accesso ai palchi e la grande porta che dà sulla platea. Quest'ultima è stata ricondotta al progetto originario, con il corridoio centrale che separa le sei file di poltrone in velluto rosso. Tutto intorno una teoria di semplici colonnine sorregge il primo ordine di palchi, delineando una sorta di corridoio che circonda la platea.

Sullo sfondo il palcoscenico. Alle spalle il colpo d'occhio dei palchi, primo e secondo ordine, più il loggione, illuminati da appliques sferiche in cristallo satinato. I parapetti dei palchi sono decorati con fregi in oro, con riquadrature in bianco avorio e al centro trofei di maschere e fiori. Sul parapetto del palco centrale del secondo ordine fa bella mostra di sé, su di uno scudo coronato circondato da foglie di alloro, il simbolo della città di Mola, la civetta.

Rispetto alla platea la decorazione dei palchi è più preziosa, soprattutto nei capitelli delle colonne che li separano. Una balaustra in ottone è stata inserita durante gli ultimi lavori per ragioni di sicurezza.


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