I Beni Culturali

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Il Palazzo Roberti

FONDAZIONE

Costruito dopo il 1754 e certamente entro il 1783 (data impressa sulla decorazione del primo salone), il Palazzo sorge nell'attuale piazza XX Settembre sui terreni appartenenti ai Roberti, famiglia borghese non originaria di Mola.

L'edificio rimase di loro proprietà fino al 1835 per poi passare alla famiglia Alberotanza quando Benedetta, ultima erede dei Roberti, sposò Nicola Alberotanza. Ai primi del Novecento alcune parti del Palazzo furono vendute a diverse famiglie molesi finchè negli anni sessanta-settanta il Comune di Mola di Bari palesò l'intenzione di acquistarlo per riqualificarlo come edificio di prestigio.

Nei suoi ampi saloni furono ospitate scuole e associazioni negli anni '50-'60 e, dagli anni '70 fino al 1981, la Biblioteca Comunale fino a quando il Palazzo fu dichiarato inagibile e chiuso per restauri. Allo stato attuale gli interventi, promossi già dal 1996, sono stati rivolti unicamente al recupero del portale d'ingresso e della tela della volta del "Salone delle feste", ritornata alla sua originaria freschezza rococò.

Piano Terra

Entrando nell'edificio ci si imbatte in un cortile a due fronti porticate, una aperta su una grande scala. Il piano terra è composto da ampi locali tutt'intorno all'edificio; sei si aprono su piazza XX Settembre e sono voltati a tutta altezza; al contrario, quelli che si affacciano sulla corte interna sono voltati a quota ribassata per la presenza del piano ammezzato. Quest'ultimo è costituito da ampi vani ma voltati con imposta quasi a livello del pavimento, quindi decisamente angusti, forse destinati alla servitù. Si raggiungono i vari piani grazie ad uno scalone monumentale la cui rampa principale si dirama simmetricamente proprio all'altezza dell'ammezzato.

Primo Piano - Il Salone delle Feste

Il primo piano è costituito da ampi saloni che si snodano lungo tre lati del Palazzo (nord, sud ed est), mentre il lato ovest (per intenderci quello su via Buttaro), oggi parzialmente occupato da una scala di collegamento con il piano terra, originariamente era sistemato a loggiato su di un giardino di pertinenza del Palazzo. Tale loggiato era solitamente connesso con un tipo di balcone continuo e costituiva elemento scenografico per facciate interne aperte su ampi spazi. Attraversando una cancellata in ferro battuto si accede alla rampa che conduce al secondo piano che si sviluppa con un impianto planimetrico simile a quello sottostante. La decorazione pittorica del Palazzo è da attribuirsi ad artisti di scuola napoletana, benché a noi sconosciuti all'infuori di Aniello D'Arminio che si firma sul finto cornicione della tela del "Salone delle feste" del piano nobile, datando l'opera al 1783.

La tela dipinta a tempera, restaurata nel 2000, misura 12,5x6,5 metri, intelaiata su di un nuovo supporto metallico che si combina alle centine lignee originali. L'artista simula un cassettonato ligneo variamente decorato a riquadri, sorretto da finte mensole intervallate da architravi lunettati o mistilinei su cui siedono coppie di figure femminili che sorreggono medaglioni, putti con vasi di fiori e, negli angoli, giovani satiri. Al centro della tela una scena mitologica: alcuni personaggi sono iconograficamente riconoscibili come Zeus, seduto sul trono, Atena, nei panni di un guerriero e Poseidone che brandisce il tridente. Le divinità sono avvolte in una nube che le nasconde al mondo terreno, rappresentato da navi in avvicinamento alla costa e figure di bagnanti che danzano tra i flutti. Oltre alle cornici lignee dorate delle porte si conservano più o meno bene specchiere e tondi dipinti tutt'intorno alla sala.

Primo Piano - Altre Sale Principali

Dal "Salone delle feste", che occupa la parte centrale del piano nobile e si affaccia sul portale d'ingresso del Palazzo, si accede ad un secondo Salone, più piccolo ma simile al precedente per quel che riguarda la decorazione pittorica, tanto da far supporre la stessa mano del D'arminio; qui, tuttavia, la composizione è più semplificata: l'illusione prospettica è creata da architravi mistilinei affiancati sempre da putti con vasi di fiori; la scena mitologica centrale sembra riprendere in qualche modo motivi e figure del Salone precedente. È raffigurato un eroe addormentato seduto su di uno sperone roccioso, alle sue spalle una divinità guerriera, presumibilmente la stessa dea Atena che, brandendo lo scudo, spezza la freccia scoccata dall'arco Eros che piomba dal cielo seguito da Afrodite, sua madre, portata in scena da un cocchio trainato da putti e colombe. Questa sala si collega ad un altro ambiente, delle stesse dimensioni, a sua volta decorato e ben conservato. Il motivo dipinto finge una decorazione a stucco bianco, con rosone centrale e volute diffuse.

Tornando nel "Salone delle feste", attraverso un'altra apertura possiamo accedere ad un'altra sala che si affaccia sulla corte interna per due terzi della sua lunghezza: lo scenario cambia, e cambia probabilmente la mano artistica: fiori, sculture e medaglioni dipinti fanno da cornice alla piccola scena centrale il cui tema, in questo caso, è di carattere sacro. Un angelo punitore trafigge con la lancia un uomo riverso su di una nuvola, mentre due donne assistono alla scena con volti sofferenti, presagio di un comune destino. Attorno a questo nucleo figurativo troviamo raffigurati, oltre a motivi vegetali, sirene, satiri, diavoli, segni zodiacali, in evidente contrasto con la sacralità e terribilità dell'evento centrale.

Primo Piano - Altre Sale Minori

Oltre questo nucleo centrale di sale solo altre due si conservano leggibili: un visitatore che giunge al piano nobile dopo aver percorso la rampa sinistra dello scalone principale può ammirare, nella sala di ingresso, lo stemma della famiglia Roberti raffigurato al centro della decorazione, fra timpani mistilinei, angeli musicanti e putti. Lo stemma raffigura al centro un albero, una quercia probabilmente, con ai lati una fenice ed un leone rampante. La simbologia è chiara: l'albero è secolare quindi punta ad eternare il prestigio della famiglia che, come una fenice, in qualunque momento saprà risorgere dalle proprie ceneri e lottare con fierezza e regalità alla maniera di un leone.

Da questa sala inizia un percorso che si snoda nei vari ambienti concatenati ma ancora degno di nota, oltre quanto già illustrato, è unicamente il Salone adiacente all'ingresso il cui soffitto, uno dei più integri, ci offre ancora una scena mitologica, racchiusa in un ovale, nella quale si distingue la figura di Apollo, dio del sole e della poesia, coronato di alloro e con la lira in mano, illuminato dai raggi del suo astro e affiancato da Pegaso, il suo cavallo alato; accanto a lui la già rilevata dea Atena. Ai loro piedi una figura femminile inginocchiata porge dei libri, affiancata da due putti. Completano la scena otto cammei, due per ogni lato della tela, dove, su fondo scuro, emergono esili figurette bianche, echi di pittura pompeiana, rappresentanti varie divinità.


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